La realtà virtuale per trattare fobie e il disturbo post traumatico da stressVR General 

La realtà virtuale per trattare le fobie e il DPTS

Un altro studio conferma le potenzialità della terapia basata sulla realtà virtuale. È stato pubblicato sull’Harvard Review Psychiatry e mostra come la realtà virtuale sia efficace come parte del trattamento di fobie, disturbo post traumatico da stress (DPTS) e altri disturbi mentali.

Il trattamento, denominato “VR-based exposure therapy” (VRE), si è rivelato efficace contro il disturbo di panico, la schizofrenia, il dolore acuto e cronico, le dipendenze (come quella dal fumo), la sociofobia, la claustrofobia, l’agorafobia e il disturbo ossessivo-compulsivo.

L’autrice dello studio Jessica L. Maples-Keller, dell’Università della Georgia, ha affermato che la realtà virtuale consente agli operatori di “creare ambienti generati al computer in un’impostazione controllata, che possono essere usati per creare un senso di presenza e immersione nell’ambiente temuto per gli individui affetti da disturbi d’ansia“.

Ad esempio, questa terapia può essere d’aiuto a chi ha paura di volare. Questa paura può manifestarsi in diversi momenti: quando si attraversa il terminal dell’aeroporto, durante una turbolenza, il decollo o l’atterraggio. Paura che può essere addirittura stimolata attraverso il suono della chiusura delle porte dell’aereo. Il paziente, dunque, grazie alla realtà virtuale può fare esperienza di tutti questi momenti senza dover prendere davvero un aereo.

La realtà virtuale permette di riprodurre scenari che sarebbero difficili e costosi da riprodurre nella vita reale. Basti pensare a un campo di battaglia, con esplosioni, raffiche di proiettili, operazioni di attacco e di soccorso. Qui sotto puoi vedere proprio uno scenario simile sviluppato con la tecnologia Bravemind per aiutare i veterani di guerra che devono affrontare problemi del disturbo post traumatico da stress.

Come funziona in pratica questa terapia? I ricercatori hanno spiegato che “un sistema di VR in genere includerà un visore e una piattaforma (per i pazienti) e un computer con 2 monitor – uno per l’interfaccia dell’operatore dove lui o lei costruisce l’esposizione in tempo reale, e un altro per la visualizzazione dell’operatore della posizione del paziente nell’ambiente in VR“.

Nel complesso, lo studio ha rilevato che la realtà virtuale può essere uno strumento efficace e che si può paragonare ad alcuni trattamenti già esistenti. Tuttavia, ci sono ancora dei problemi da risolvere affinché il trattamento possa definirsi adeguato. La piccola dimensione dei campioni, la mancanza di rigore metodologico e di gruppi di confronto sono i principali ostacoli da superare.

Ma con il calo dei prezzi dei visori e con lo sviluppo di applicazioni smartphone più leggere è probabile che l’uso della VR in questo settore si diffonderà. L’importante, sottolineano i ricercatori, è che questi vengano trattati come strumenti e che i terapeuti siano adeguatamente formati nelle loro applicazioni.

Credit Photo: Flickr

Danilo Bologna
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Danilo Bologna

Cultore della comunicazione digitale, co-founder di Immersive Tech e autore di Controcorrente.
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