Una donna con un visore per la realtà virtuale e che esprime meravigliaVR General 

5 consigli per uno storytelling etico in realtà virtuale

La realtà virtuale (VR) sta offrendo agli editori un nuovo modo per coinvolgere le persone. Immergersi nella storia è molto più affascinante rispetto a leggerla o a vederla in tv. LA VR, infatti, stimola ad entrare in empatia con i protagonisti della storia e i loro problemi.

Tuttavia secondo Catherine Allen, VR producer per la BBC, i giornalisti devono essere consapevoli dei problemi etici che riguardano la produzione di questo tipo di contenuti.

Con la realtà virtuale, piuttosto che raccontare una storia, stai inserendo qualcuno dentro una storia – e di solito lo coinvolgi“, disse Allen alla conferenza VR & AR World di Londra. “L’utente è più vulnerabile rispetto a qualsiasi altro supporto basato su schermo.

Caterine Allen spiegò meglio il problema con un esempio.

Se stessi portanto fisicamente qualcuno in una zona di guerra o in un campo di rifugiati, gli parleresti e conosceresti il suo background per sapere se sta andando tutto bene in quella situazione.

“Ma quando qualcuno indossa un visore, non hai quel rapporto con loro, e non hai idea del contesto in cui stanno guardando quel contenuto virtuale.

“Non importa se si tratta di un video a 360 gradi o di una realtà virtuale – se si guarda il materiale attraverso un visore, gli spettatori possono avere l’illusione di essere in quell’ambiente“.

Così Catherine Allen ha dato 5 consigli per produrre contenuti immersivi in modo etico.

Vediamoli.

Catherine Allen
Catherine Allen, credit photo: journalism.co.uk

 

1. Fai un’analisi dei rischi

È importante fare un’analisi del rischio sia dalla prospettiva dell’integrità sia dell’etica, e sia dalla prospettiva della salute sia della sicurezza“, ha detto Allen.

I giornalisti probabilmente non saranno abituati a pensare alla salute e alla sicurezza di qualcuno che legge il loro articolo online, probabilmente lo leggono sul proprio telefono, seduti al tavolo della cucina per fare colazione.

 

2. Testa il tuo materiale

Come si fa a sapere se i contenuti che si stanno creando siano davvero adeguati? Attraverso un test, come succede in tanti altri settori, dal marketing alla comunicazione.

Catherine Allen ha suggerito: “Testa l’idea molto presto durante il processo produttivo, metti il contenuto di fronte a loro – forse puoi creare piccoli focus group o interviste, proprio come faresti per il test dei prodotti.

 

3. Co-crea con il tuo pubblico

A tal proposito Allen ha spiegato: “Si tratta di far sentire tuo pubblico a proprio agio, perché quando indossano il visore stanno abbandonando il controllo per un certo tempo.

Assicurarti che le persone sappiano cosa aspettarsi, che si sentano al sicuro e che sappiano cosa fare se non piace. Potresti, ad esempio, dare un prologo che fornisca loro un certo contesto e che dica loro cosa stanno facendo, invece di lasciarli in modo casuale in una situazione.

Allen ha fatto l’esempio delle persone che vanno sulle montagne russe. Prima di salire sull’attrazione, ricevono molte informazioni, suggerimenti di sicurezza e rassicurazioni.

Ad ogni modo, non credo che dovresti smettere di creare esperienze di VR che siano potenzialmente fastidiose, è solo un caso per trattarla con un quadro etico.

 

4. Ottieni un feedback attivo dal tuo pubblico

Incoraggia i tuoi lettori ad essere consumatori attivi – tu vuoi il loro feedback e mostrarti responsabile. Con il feedback puoi migliorare il tuo processo per la prossima volta, a seconda di come hanno percepito questa esperienza. È importante co-creare con il tuo pubblico, lavorando con esso per sviluppare il prodotto.

Anche questo consiglio è fondamentale. Se non ascolti l’opinione del tuo pubblico, difficilmente continuerai a produrre contenuti davvero interessanti.

 

5. Diversifica le tue squadre

Catherine Allen ha un consiglio prezioso anche per quanto riguarda l’organizzazione dei team di lavoro.

Ottenere diversità nella tua squadra, che sia attraverso il sesso, l’età, l’etnia o il livello di esperienza, ti permetterà di creare un prodotto con integrità.

“Poiché la VR spesso significa mettersi nelle scarpe di qualcun altro o vedere qualcosa dalla prospettiva di qualcun altro, è particolarmente importante che la squadra che la sta producendo sia resa più consapevole dei suoi condizionamenti inconsci.

“L’industria è ciò che facciamo e le percezioni dei consumatori si stanno ancora formando. Cominciamo da un posto grandioso proprio adesso e creiamo contenuti con integrità, invece di dover lavorare per questi“.

 

Il peso dell’immersività

I consigli di Catherine Allen sono rivolti a tutti coloro che producono contenuti in VR in ambito giornalistico. Il rischio di raccontare storie attraverso la VR è quello di non considerare le reazioni del pubblico. Bisognerebbe valutare il contesto di utilizzo, il tipo di pubblico e l’approccio alla creazione dei contenuti prima di renderli disponibili.

Altrimenti l’obiettivo della comunicazione non viene raggiunto, il pubblico fraintende il messaggio o lo respinge. Quando si parla di storytelling per la VR, quindi, non si tratta solo del livello qualitativo della tecnologia. Anche il processo di produzione ha la sua importanza per il risultato finale.

Tra l’altro, si tratta pur sempre di giornalismo: le questioni etiche non dovrebbero passare in secondo piano. Soprattutto se si raccontano storie che ci descrivono situazioni lontane dalla nostra cultura e dalla nostra società, come ad esempio in “Ground Beneath Her“.

Forse è vero che la realtà virtuale è la miglior tecnologia per lo storytelling. Ma questo non significa che i creatori di contenuti in VR debbano concentrarsi solo sulle capacità del mezzo. Anche l’originalità, la corretta informazione e le responsabilità sui messaggi trasmessi sono importanti.

Credit Cover Photo: Flickr

Danilo Bologna
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Danilo Bologna

Cultore della comunicazione digitale, co-founder di Immersive Tech e autore di Controcorrente.
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