Una donna e un uomo interagiscono con un ologrammaAR General 

La realtà mista avrà un futuro?

La tecnologia di realtà mista o mixed reality (MR) sarà un’innovazione passeggera o farà davvero la differenza nelle nostre vite?

Vediamo cosa ne pensano alcuni esperti a riguardo. Alice Bonasio, per Fast Company, ha chiesto il parere di Alex Kipman (inventore del Kinect e di HoloLens), Joerg Tewes (CEO di Avegant) e di Gregory Welch, scienziato informatico presso l’University of Central Florida.

 

Alex Kipman sul futuro della MR

Questa volta Alex Kipman non ha parlato di hardware. Si è concentrato invece sulla relazione tra gli umani e le macchine da un punto di vista più filosofico. Ma niente paura, non è stato noioso, anzi.

Per Kipman, il beneficio principale della tecnologia è la sua abilità di dislocare tempo e spazio. Ha detto che una delle caratteristiche più entusiasmanti della MR è quella di permettere un “trasferimento di superpoteri” nel mondo reale.

Gli esseri umani attribuiscono dei valori alle sensazioni percepite nel condividere fisicamente lo spazio con altre persone. “Ma se si potesse avere questo tipo di interazione senza essere davvero lì“, ha detto Kipman, “la vita diventerebbe improvvisamente più interessante.

Mia figlia potrebbe uscire con le sue cugine in Brasile ogni weekend e i miei dipendenti non avrebbero bisogno di viaggiare in tutto il mondo per fare il loro lavoro. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, potremmo ancora parlare, ma non sarei più qui. Un giorno io e te avremo questa conversazione, tu sarai su Marte e io sarò morto da 100 anni. Il nostro lavoro di tecnologi è accelerare questo futuro e chiederci come fare.

Ma soffermiamoci un attimo anche sull’hardware. Microsoft sta puntando sulla realtà mista per proiettarci nel futuro. Affinché ciò accada saranno necessari un dispositivo e un prezzo adeguati.

HoloLens al momento è l’unico dispositivo sul mercato che non necessita di collegamento a un computer. Ma il suo costo (circa 3.000 dollari) non lo rende certo un prodotto accessibile.

Microsoft vuole rimediare a questo problema. Come? Con i Windows Virtual Reality Headset. Questi visori sono più vicini alla realtà virtuale (VR), non costituiscono ancora quell’ibrido tra realtà aumentata (AR) e VR ricercato da Microsoft. Però il prezzo varia tra i 300 e i 500 dollari: questo è già un piccolo passo avanti.

Secondo Microsoft, una piattaforma che permetta a chiunque di costruire il proprio mondo digitale sarà importante per raggiungere più consumatori. “Se credi, come noi, che la realtà mista sarà il prossimo inevitabile trend secolare del calcolo, questa implicherà produttività, creatività, educazione e l’intero spettro dell’intrattenimento, dal gaming occasionale a quello hardcore“, ha affermato Kipman.

Allora sì: per Alex Kipman, la realtà mista avrà un futuro e inciderà sulle nostre vite più di quanto possiamo immaginare.

 

Ma è da perfezionare…

Alex Kipman non è l’unico ottimista nei confronti della mixed reality. Joerg Tews, CEO di Avegant, è altrettanto entusiasta. Avegant sta lavorando a una piattaforma che fornisce immagini 3D dettagliate sovrapponendo più piani focali. Hanno chiamato questa tecnologia “light field“.

Le applicazioni sono infinite“, ha spiegato Tewes, “dai progettisti e dagli ingegneri che manipolano direttamente i modelli 3D con le loro mani, ai professori di medicina che illustrano ai loro studenti le diverse condizioni del cuore attraverso un modello realistico del cuore umano. A casa, i consumatori potrebbero ritrovarsi circondati da mensole virtuali piene dei loro prodotti preferiti. La realtà mista consente alle persone di interagire direttamente con le loro idee piuttosto che con schermi o tastiere.

Ma affinché questa tecnologia funzioni, è necessario che le immagini sembrino una parte plausibile del mondo reale. Il professor Gregory Welch sostiene che gran parte della tecnologia sviluppata finora deve ancora raggiungere questo obiettivo. “La MR è particolarmente complessa in questo perché non c’è né il nascondere le imperfezioni del virtuale né la meravigliosità del reale.

Grazie a uno studio condotto con i suoi collaboratori, Welch ha scoperto che, in alcuni casi, la visione relativamente ampia del mondo reale offerta da HoloLens potrebbe contrastare il senso della presenza. Una persona in salute ha un campo visivo di 210 gradi. Gli HoloLens potenziano solo il centro del campo visivo di circa 30 gradi. Gli esperimenti di Welch dimostrano che la disconnessione tra l’ambiente reale e quello aumentato ha diminuito il senso di immersione e presenza nei soggetti.

Ciò significa che se stai vedendo un umano virtuale di fronte a te (come abbiamo fatto nel nostro esperimento), vedrai solo delle sue parti fluttuare nello spazio davanti a te. Devi muovere la testa in alto e in basso per ‘ritrarre’ una loro percezione poiché non puoi vedere l’intera persona in una sola volta, a meno che non le guardi da lontano (così appaiono più piccole). Sembra che il problema sia che il cervello veda costantemente il mondo ‘normale’ e che apparentemente sovrascriva molte percezioni o comportamenti che si avrebbero diversamente.

Oggi i software di realtà mista non riconoscono ancora molte caratteristiche fisiche degli oggetti. Il peso, il centro di massa, le reazioni e le superfici su cuoi poggiano sono ancora difficili da rilevare. “Se lancio un dado su un tavolo virtuale, probabilmente non ‘cadrà’ quando raggiunge il bordo e di sicuro non rimbalzerà in base al suo materiale e a quello del pavimento“, ha spiegato Welch.

Se gli oggetti virtuali si comportassero come farebbero nel mondo reale, sarebbe tutta un’altra storia. Welch ha condotto uno studio a riguardo insieme al professor Jeremy Bailenson che lavora al Virtual Human Interaction Lab della Stanford University.

Nel mio laboratorio stiamo iniziando ad usare HoloLens per comprendere la relazione tra esperienze in AR e gli atteggiamenti e comportamenti psicologici successivi verso lo spazio fisico“, ha affermato Bailenson. Nei suoi esperimenti, gli esseri umani virtuali che sono passati attraverso oggetti reali sono stati percepiti come meno “reali” rispetto a quelli che obbedivano alle leggi della fisica.

I progressi nel settore delle tecnologie immersive forse ci porteranno visori più leggeri e meno costosi. Ma può darsi anche che un giorno faremo del tutto a meno di indossare dispositivi. Welch ha iniziato a lavorarci diversi anni fa con la “Spatial Augmented Reality” (SAR). Dei proiettori cambiano l’aspetto degli oggetti fisici presenti nell’ambiente in cui ci si trova.

Certo, la SAR non funzionerà in tutte le situazioni, ma quando funziona è convincente e liberatoria“, ha detto Welch. “C’è qualcosa di magico nel mondo intorno a te che cambia quando non ci hai niente a che fare – nessun display da [indossare] in testa, nessun cellulare, niente. Esisti in un mondo fisico che cambia virtualmente intorno a te.

 

Il futuro della MR è nella collaborazione?

La realtà mista e la realtà virtuale possono essere grandi strumenti di storytelling. Abbiamo già visto qualche esempio grazie a Nonny de la Peña, fondatrice e CEO della media company immersiva Emblematic.

Secondo Nonny de la Peña, gli HoloLens hanno il potenziale per aumentare la qualità della nostra comprensione del mondo. “Microsoft ha iniziato ad offrire alti livelli di realismo usando la volumetric capture, qualcosa che sta diventando parte degli strumenti del giornalismo.

Nel documentario “After Solitary” è possibile osservare gli effetti della volumetric capture. Questa tecnica ha permesso di dare al pubblico un senso più viscerale del trauma psicologico di Kenny Moore dovuto a una lunga reclusione.

Giornalismo e tecnologia collaborano per offrire un punto di vista interno della storia. E il protagonista della storia collabora con i giornalisti e la tecnologia per trasmetterci un messaggio forte e chiaro.

La promessa più grande della realtà mista è quella di liberare i contenuti dai dispositivi cui sono ancorati. Al momento i dispositivi per la MR, AR e VR sono una sorta di finestra che ci permette di affacciarci in mondi digitali condivisi.

Alex Kipman ha evidenziato che in questi ambienti virtuali condivisi il nostro rapporto con i computer cambia. Passa da personale a collaborativo. Da dispositivi che immagazzinano contenuti personali a spazi comuni creativi mediati dalla tecnologia.

Questi concetti richiedono di ridefinire un sistema operativo nel contesto della realtà mista“, ha detto Kipman. “Devi costruire una base che va dal silicio all’architettura cloud che consenta questo passaggio dal calcolo personale al calcolo collaborativo. E queste cose richiedono tempo.

Per Kipman, dunque, la realtà mista è solo nella sua fase iniziale. Non si tratta di una moda tecnologica passeggera. In futuro la realtà mista sarà presente in diversi ambiti delle nostre vite.

Sarà davvero così?

Credit Photo: Freepik

Danilo Bologna
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Danilo Bologna

Cultore della comunicazione digitale, co-founder di Immersive Tech e autore di Controcorrente.
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