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Jaron Lanier sulla VR e il suo nuovo libro

jaron Lanier è tornato

Jaron Lanier è considerato uno dei pionieri della realtà virtuale (VR). O perlomeno uno tra i primi a popolarizzare questa espressione.

Ha fondato VPL Research nel 1985, una delle prime società a sviluppare prodotti in realtà virtuale. Per 25 anni è stato lontano dal settore, ma ora è tornato con un nuovo libro: “Dawn of the New Everything“.

Wired lo ha intervistato ponendogli domande sulla VR, sul futuro di questa tecnologia e sul suo nuovo libro. Di seguito trovi la traduzione.

 

L’intervista

Introduci il libro con oltre 50 definizioni di realtà virtuale: “trucchi magici, applicati ai dispositivi digitali”, “un simulatore di addestramento per la guerra dell’Era dell’Informazione”. Qual è la tua preferita?

È questa nozione – e questo è molto difficile da esprimere a parole e non pretendo di essere mai riuscito a catturarla – che la realtà virtuale è una traiettoria futura in cui le persone migliorano sempre di più nella comunicazione di sempre più cose, in modi più fantastici ed estetici che diventano questa infinita avventura senza fine, la quale è più interessante del cercare il potere e distruggere tutto. [Ride.]

Sembra abbastanza facile! I tipi di esperienze VR create oggi sono sufficienti per sbloccare questo potenziale?

Se vuoi cercare speranza, è negli artisti indipendenti. Chris Milk, il fondatore dello studio di VR Within, ha un pezzo intitolato Life of Us, in cui il tuo corpo diventa creature diverse nella storia della vita e dell’evoluzione. Implica tanta auto-esplorazione.

Mi ricorda una frase del tuo libro: “La realtà viscerale della presenza umana all’interno di un avatar è la sensazione più drammatica che ho provato in VR”.

La tela della VR non può essere il mondo esterno, deve essere il tuo corpo. Un esempio di ciò è quando crei sensazioni extracorporee di toccare e sentire. Quando stai davvero cambiando te stesso, è molto più interessante che guardare qualcosa nel mondo esterno, e migliora davvero la tua sensazione di realtà.

Da quando è iniziata l’era attuale della realtà virtuale – Oculus, Vive, Google – i giornalisti ti contattavano per un commento. E mi è sempre sembrato un approccio molto attendista.

Ho sempre avuto un rapporto complicato con la tecnologia in quanto pensavo che i pericoli fossero reali. Ho sempre amato la tecnologia, ma sono stato davvero a disagio con un sacco di idealismo tecnologico sin dall’inizio.

Facevo parte dell’avvio di WIRED e in quel momento l’idealismo era “crittografia per tutti” e anonimato, e ho sempre pensato che potesse creare una società in cui vincono i più grandi stronzi. E ora sembra che avevo ragione e non voglio avere ragione. Voglio davvero sbagliarmi su quella roba.

Una delle parole più sconcertanti per me, ma anche interessanti, è che chiami la realtà virtuale semplicemente “l’inverso dell’intelligenza artificiale”, il che la fa sembrare inconvertibilmente umana.

L’intelligenza artificiale è una cosa finta. Prendi molti dati dalle persone e poi in seguito riesci a riprodurre questi dati in varie forme di interpolazione. Invece nella VR le persone ci sono, ma si trasformano nello spazio, quindi è spazio contro tempo. Non mi è venuto venuto in mente che qualcuno abbia pensato che l’intelligenza artificiale fosse una cosa reale.

Molte aziende non sarebbero felici di sentirtelo dire.

Ironia della sorte, la realtà virtuale, che viene venduta come un’illusione, è reale per quello che è. I buoni maghi sono quelli che ti diranno la verità perché ti diranno “Hey, questa è tutta un’illusione, ti sto ingannando”. Paragonati ai truffatori. Quindi, allo stesso modo, la realtà virtuale è la realtà e l’intelligenza artificiale è la cosa falsa.

Ora lavori in Microsoft, che viene coinvolta in esperienze di realtà mista come HoloLens. Vedi la realtà virtuale e la realtà aumentata come separate?

Penso che la relazione tra loro sia simile alla relazione tra film e televisione: arrivano attraverso gli stessi flussi verso gli stessi dispositivi, eppure sono ancora distinti. Hanno culture distinte, sono fatti in modi diversi, abbiamo aspettative diverse su di loro.

In che modo?

La VR classica in definitiva riguarda più te, riguarda più il corpo umano, l’identità umana, l’interazione umana. La realtà mista riguarda l’esplorazione del mondo. La cosa interessante di Pokémon Go era che la gente si spostava. Forse è andato un po’ fuori controllo ed è stato sciocco, ma stavano ancora apprezzando il mondo.

Ecco perché HoloLens doveva essere wireless. Ad oggi la cosa più bella da fare con gli HoloLens, per me, è portarli nella natura. Alcune persone potrebbero essere inorridite – Oh mio Dio, come hai potuto portare degli HoloLens nella natura? – ma se potenzi una foresta e poi togli il display, in realtà vedi meglio la foresta. Spunta nella realtà. È un ottimo detergente per il palato.

Ti preoccupa il potenziale di abuso etico della VR?

Diavolo, sì. Siamo storicamente fortunati che stiamo sperimentando cose come le fake news sui social media ora, invece che nella realtà virtuale o realtà mista. Stiamo arrivando a conoscere questi problemi in un modo che, spero, ci costringerà ad affrontarli prima che diventino versioni robuste.

Su quali innovazioni dovremmo concentrarci ora?

La singola tecnologia più importante che non esiste ancora è un modo per improvvisare mentre sei in realtà virtuale. Quasi come uno strumento musicale, ma stai “suonando” la realtà, questa sarebbe la cosa più importante per il futuro dell’espressione. È una cosa difficile da fare. Potrebbe venir fuori che non è mai stato fatto. Ma penso che la gente lo capirà.

E se non lo fanno?

Possiamo sicuramente realizzare dispositivi di interazione migliori di quelli che abbiamo. E ci sono molti display e sensori ancora da costruire. C’è così tanto da migliorare. Ma amo ciò.

Quindi ti senti ottimista?

Non abbiamo alcuna garanzia qui. Penso che potremmo morire tutti. [Ride]. Siamo in un momento pericoloso. Ma io credo davvero nella capacità umana di accrescere la creatività, l’intelligenza e la saggezza, e penso che se presentiamo la tecnologia in modo tale che le persone abbiano la capacità di vederla e padroneggiarla veramente, saranno all’altezza della situazione.

Qual è la definizione di realtà virtuale con cui speri che finiremo?

[Lunga pausa]. Un incrocio tra musica e percezione.

 

La doppia faccia della VR

Secondo Jaron Lanier, dunque, la realtà virtuale ha una doppia faccia. O meglio, due potenziali opposti.

Il primo potenziale è positivo. Risiede bellezza e nella forza seduttrice della VR. Una tecnologia che “potrebbe farci entrare in un’avventura senza fine che possiamo usare per la nostra sopravvivenza“.

Ma allo stesso tempo, la realtà virtuale potrebbe rivelarsi uno strumento per misurare nel dettaglio qualsiasi cosa facciamo, costantemente. Lanier sostiene che la VR, nel peggiore dei casi, potrebbe diventare una macchina per il controllo del pensiero o per la modifica del comportamento.

Si ritorna al solito discorso, banale ma non per questo superficiale: la tecnologia è uno strumento nelle nostre mani. I suoi effetti dipendono soprattutto dall’uso che ne facciamo. La doppia faccia della VR è la doppia faccia di qualsiasi altra tecnologia.

Credit Photo: Flickr

Danilo Bologna
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Danilo Bologna

Cultore della comunicazione digitale, co-founder di Immersive Tech e autore di Controcorrente.
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